chiarimento: RLS in aziende con unico lavoratore

21 novembre 2012
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Riceviamo da più Clienti richieste di delucidazioni sulla figura dell’RLS in aziende con unico lavoratore, quindi torniamo brevemente in argomento.

La questione era stata portata all’attenzione del Ministero del Lavoro già nel 2009 e questo aveva formulato un chiarimento esaustivo in data primo settembre (qui – formato PDF) in cui si legge, tra l’altro, che “in ogni azienda o unità produttiva deve essere garantita la rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza (art. 47, comma 2); ciò indipendentemente dalle dimensioni e dalla composizione di riferimento e, quindi, anche ove l’azienda o l’unità produttiva abbia un solo lavoratore”.
L’apparente stranezza della situazione per cui anche un solo lavoratore richiede una rappresentanza svanisce se si considera che la ratio della figura, nel sistema del D.Lgs. 81/2008 (cfr. soprattutto art. 50), sta nel garantire ai lavoratori poteri partecipativi e propositivi nel processo d’implementazione e gestione della sicurezza, quindi prescinde totalmente da parametri quantitativi dell’azienda o della forza-lavoro.
Dunque la soluzione ordinamentale, benché talora impattante sul budget delle piccole imprese sotto l’aspetto dei costi di formazione e aggiornamento del RLS interno, va nel senso della sussistenza di quella che tra l’altro è una “facoltà” pertinente al lavoratore, come tale sganciata dalla volontà del datore (il quale, si legge nel citato chiarimento ministeriale, deve limitarsi a fare al lavoratore richiesta di esprimersi).

Terminiamo seguendo l’avv. Porreca e chiarendo lapalissianamente che in caso di unico lavoratore non c’è “assemblea” ma è sufficiente una comunicazione scritta di assunzione del ruolo formalmente indirizzata dal lavoratore al datore; in assenza di questa (o in presenza di dichiarazione di rifiuto di assumere il ruolo) si attiverà il meccanismo d’intervento del RLST, cioè del rappresentante esterno/territoriale (artt. 48 e 52 D.Lgs.81/2008).

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